| Si sviluppa in questi giorni un vero e proprio dibattito intorno all’emendamento Zanettin al disegno di legge comunitaria 2004: se da un lato Assoprofessioni accoglie con enorme favore la proposta del parlamentare, d’altra parte si attesta la replica unanime di cinque presidenti di altrettante categorie, che bollano “il clamore suscitato del tutto sproporzionato rispetto alla reale portata della norma”.
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Nei giorni scorsi, il segretario generale di Assoprofessioni, Roberto Falcone, dichiara, riferendosi all’emendamento Zanettin: “Finalmente si eviteranno discriminazioni al rovescio per i professionisti italiani. Per non parlare dei riflessi positivi sulla nostra economia nazionale”. Nello specifico, si plaude all’emendamento all’articolo 2 del testo di legge comunitaria 2004, Ac 5179 r, approvato dalla Camera dei deputati su proposta di modifica presentata dall’onorevole Pierantonio Zanettin, che, secondo la Confederazione dei professionisti, “fa in modo che la libera circolazione dei professionisti in Europa diventa finalmente un principio italiano”. Con l’emendamento, dunque, appare finalmente possibile poter dire a parola fine alle discriminazioni del passato che tagliavano fuori i professionisti italiani dal mercato europeo, a causa di una eccessiva burocratizzazione che da quasto momento in poi viene a cadere.
Tuttavia, un’attesa conferma di approvazione da parte degli Ordini professionali non c’è stata. Si legge infatti in un comunicato congiunto dei presidenti dei Consigli nazionali delle professioni di avvocato, dottore commercialista, notaio, ragioniere e consulente del lavoro, che “ad avviso dei vertici di tali professioni, il clamore suscitato è del tutto sproporzionato rispetto alla reale portata della norma”. “La norma - continua il testo - è collocata tra i criteri rivolti al legislatore delegato in funzione dell’attuazione delle materie oggetto delle direttive richiamate negli allegati A e B, che non riguardano per nulla il sistema delle professioni, ma, per esemplificare, un ‘codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano’ il controllo delle sorgenti radioattive, o l’emissione di composti organici volatili nelle lavorazioni di carrozzeria”. Ma questa non è la sola stranezza: “Che i decreti legislativi italiani debbano assicurare il massimo livello di armonizzazione possibile tra le legislazioni interne dei vari Stati membri, è un’espressione priva di senso”, osservano Guido Alpa, Antonio Tamborrino, Paolo Piccoli, William Santorelli ed Alfio Catalano rispettivamente presidenti del Consiglio nazioanle forense, del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, del Consiglio del notariato, del Consiglio nazionale dei ragionieri e dei periti commerciali e dei Consulenti del Lavoro. Gli standard di armonizzazione sono fissati ovviamente dalle misure comunitarie, non dalle disposizioni nazionali, che a quegli standard devono adeguarsi. “Poiché sotto il profilo strettamente giuridico la norma non ha rilevanza - ne deducono i cinque presidenti - essa è sbandierata con uno scopo di altra natura, comunicativa e mediatica”. |