Contatti • Mappa • Links  
a a a a
Home > Comunicati > Stato e regioni insieme per le professioni
 

Stato e regioni insieme per le professioni

Pamela Giufrè - 04/03/05

Assoprofessioni a Napoli. Interverrà al dibattito su: “Manifesto per le professioni nelle Regioni”, il segretario generale della confederazione nazionale delle associazioni professionali. Roberto Falcone, invitato domani, 5 marzo 2005 al teatro delle Palme della città partenopea, dai vertici del Cup e dell'Adepp, si soffermerà sull'importanza della legislazione concorrente, come stabilito dal Titolo V della Costituzione, ribadendo tuttavia l'incontestabile centralità dello Stato, soprattutto in materia di professioni.

“Occorre dare stabilità ed omogeneità al sistema – preannuncia il segretario di Assoprofessioni – per cui solo allo Stato compete il potere di riconoscere gli ordinamenti e le nuove professioni”.

Vero è, però, che è fondamentale – secondo Assoprofessioni – anche il ruolo delle Regioni.

“Esse devono intervenire per valorizzare maggiormente il patrimonio professionale locale – prosegue il segretario Falcone – negli ambiti che sono di legittima competenza regionale”.

Ne viene fuori un sistema armonico e complementare, in cui ognuno svolge il suo ruolo per quelle che sono le rispettive competenze, con l'unico e inconfutabile obiettivo di apportare benefici al sistema economico italiano, e a tutti i suoi cittadini.

Inevitabile, nel corso del dibattito, il riferimento alla riforma delle professioni, concentrata nei 33 commi dell'articolo 8 del decreto sulla competitività, che trova il consenso di Assoprofessioni.

L'Ufficio Stampa

Qui di seguito uno stralcio dell'intervento del segretario generale di Assoprofessioni, Roberto Falcone:

(…) In ottemperanza alle disposizioni del Titolo V della Costituzione, esiste una legislazione concorrente che conferisce alle Regioni un margine di autonomia legislativa in relazione ad alcune materie. Tra queste ci sono appunto le professioni.

All'interno di questo quadro generale, alcune regioni hanno di fatto messo in pratica questo potere. Tra le regioni che hanno così legiferato in materia di professioni, alcune hanno limitato il loro intervento alla creazione di vere e proprie consulte finalizzate alla promozione e valorizzazione dei professionisti locali; altre, forse valicando il limite delle loro competenze specifiche, hanno emanato leggi che intervengono sui principi fondamentali di riferimento delle professioni stesse, andando persino, in alcuni casi, ad intaccare i codici deontologici che regolano il rapporto professionista-cliente. È evidente che se ogni singola regione legiferasse autonomamente sui principi di riconoscimento degli ordinamenti e delle nuove professioni, ne risulterebbe un sistema frammentato e disomogeneo.

Si creerebbe, infatti, negli utenti una confusione senza precedenti, dovuta ai diversi regimi adottati da ogni singola regione. Non vorremmo poi, come già tristemente accade per gli esami di abilitazione professionale, correre il rischio di assistere alle migrazioni di professionisti verso regioni in cui vige una legislazione più "comoda".

Su questo argomento le professioni non regolamentate, ed Assoprofessioni in particolare, che di queste professioni raccoglie le sigle più rappresentative, hanno un'idea ben precisa: è lo Stato che deve legiferare in materia di professioni. Occorre dare stabilità ed omogeneità al sistema per cui solo allo Stato compete il potere di riconoscere gli Ordinamenti e le nuove professioni. Pertanto, rivendichiamo la centralità dello Stato in materia.

Il compito delle Regioni è semmai quello di intervenire per maggiormente valorizzare il patrimonio professionale locale negli ambiti che sono di legittima competenza regionale. Ci riferiamo, nella fattispecie, alla programmazione e divulgazione di misure che promuovano la formazione e l'aggiornamento costante dei professionisti, all'emanazione di incentivi, anche di ordine finanziario, che sostengano l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e tutelino le donne che decidono di dedicarsi alla libera professione, senza ovviamente tralasciare l'impegno di provvedere al progressivo impiego dei diversamente abili. L'apporto delle regioni, in collaborazione e complementarità con lo Stato, non potrà che tradursi in un'effettiva valorizzazione del mondo dei professionisti.

A tal proposito, dibattendo in materia di professioni, non si può non parlare degli sviluppi che negli ultimi giorni hanno interessato la riforma nazionale, che, come tutti ben sappiamo, ha assunto le forme di un unico articolo di 33 commi inserito all'interno del decreto sulla competitività.

Dopo vent'anni di dibattiti e di attesa, con l'art. 8, si sta finalmente passando ad una fase legislativa di risoluzione delle aspettative dei professionisti. E questo attraverso uno strumento rapido qual è quello del decreto legge. Non bisogna infatti tralasciare il fatto che ormai siamo alla fine della legislatura ed i tempi stringono.

Il decreto sulla competitività è un'occasione da non perdere, e chi lo avverserà, non farà altro che nuocere ai professionisti, e, più in generale, agli interessi economici del nostro paese.

E a chi nasconde la volontà di non far nulla dietro l'obiezione che il testo sulla riforma presenta ancora molte lacune, rispondiamo che, durante l'iter parlamentare di conversione, ci sarà tutto il tempo di corredarlo delle modifiche che le categorie professionali vorranno proporre, facendo sentire la loro voce in un confronto costruttivo.

Del resto, è stato lo stesso Ministro della Giustizia Castelli a ribadire che il testo dell'art. 8, così com'è, potrà essere di gran lunga migliorato ed arricchito durante l'iter di conversione in legge. (…)

 
©2004 Assoprofessioni  Home ContattiMappaLinks ManifestoOrganizzazioneComunicatiStampaDocumenti