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Questa riforma, un gancio normativo

Pamela Giufrè - 22/04/05

COMUNICATO STAMPA

“Questa riforma è una specie di gancio di tipo normativo al quale congiungere la vera riforma delle professioni. E' già un compito dell'attuale Legislatura. Toccherà in eredità al prossimo governo”. Così Roberto Falcone, segretario generale di Assoprofessioni, sul via libera dato ieri dalla commissione Bilancio del Senato ai cinque commi dell'articolo 2 del decreto 35 sulla competitività. Ora il testo della riforma delle professioni, licenziato dal Senato con i due emendamenti suggeriti da Assoprofessioni e accolti e presentati da maggioranza e opposizione, passa all'aula. E non ci sono più limiti per il riconoscimento delle associazioni professionali non regolamentate. Unico divieto, quello di esercitare attività “riservate” agli ordini, e non tipiche, come prevedeva il testo originario. Una conquista per le associazioni che apppartengono ad Assoprofessioni, anche l'eliminazione del termine di “regolamentate”, riferito alle attività.

“E' vero – commenta il segretario generale della confederazione delle associazioni professionali – al momento la riforma non può ancora trovare pratica attuazione trattandosi di una norma di principio, ma con questo testo si suggella definitivamente la volontà politica delle istituzioni di riconoscere le associazioni professionali, nell'ambito di tutto il sistema, delle attività regolamentate e non; e, allo stesso tempo, di tutelare l'utenza, incrementando la competitività, e, di conseguenza, permettendo la crescita, anche e soprattutto economica, delle capacità professionali dei singoli e di tutto il Paese”.

Questa l'analisi di Assoprofessioni, volendosi limitare ai vantaggi che la riforma produrrà nell'ambito dell'attuale Legislatura. Guardando invece più in là, il segretario della confederazione ritiene che “con l'approvazione di questa norma sono state poste le prime fondamenta sulle quali inevitabilmente il Legislatore, presente e futuro, dovrà e potrà costruire la vera riforma delle professioni”.

“Il nuovo governo – dichiara Falcone – non potrà chiudere gli occhi davanti ad oltre 3milioni di professionisti, tra regolamentati e non. Tutti da vent'anni reclamano a gran voce la riforma. E da adesso hanno dalla loro anche quest'articolo di legge che – non dimentichiamolo – appartiene ad un decreto varato quale misura urgente per incrementare la competitività nel nostro Paese, che negli ultimi anni perde quota”.

La riforma delle professioni, dunque, ben lungi dall'essere una lobby, un tentativo – come altri in precedenza – di far passare interessi personali per vantaggi generali, è davvero un “fatto nazionale”, indispensabile in tutt'Italia, avvertito ad ogni livello.

“Non a caso – evidenzia Roberto Falcone – tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, hanno così fortemente sentito il problema, da approvare i due emendamenti all'unanimità”.

La riforma delle professioni che verrà, secondo Assoprofessioni, dovrà essere un codice professionale per le associazioni e tutti i loro iscritti. D'altronde, la base è già stata tracciata con il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti degli studi delle professioni non regolamentate. Una nuova forza intellettuale per ben 3 milioni e mezzo di professionisti.

 
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