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Assoprofessioni in pressing per la riforma: intervento di Berloffa |
Pamela Giufrè - 27/07/04 |
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Il presidente di Assoprofessioni, Giorgio Berloffa ed il segretario generale, Roberto Falcone, hanno incontrato questa mattina, 27 luglio 2004, i rappresentanti del Cup, guidati dal presidente Raffaele Sirica per discutere sull’urgenza di avviare un tavolo sulla riforma delle professioni e concertare di comune accordo eventuali modifiche e suggerimenti, al fine di accelerare il processo di approvazione dei testi di legge – in particolar modo il testo Vietti – ed apportare un sostanziale aiuto al Legislatore. L’originalità dell’incontro è stata rappresentata dall’unicità del tavolo tra rappresentanti delle professioni regolamentate e non. Assoprofessioni e Cup intendono in questa maniera accorciare definitivamente le distanze, finora per certi versi anche invalicabili, tra ordini e associazioni. I rappresentanti del mondo professionale sono partiti dall’analisi del testo rilasciato dalla Commissione tecnica presieduta dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, incaricato di elaborare una proposta di riforma. Tema dell’incontro era infatti: “Assoprofessioni e Cup, insieme per la riforma delle professioni”. Ecco qui di seguito uno stralcio della relazione pronunciata dal presidente nazionale di Assoprofessioni, Berloffa. “(…) Assoprofessioni, è una Confederazione di Associazioni di professionisti non regolamentati, il cui obiettivo è di partecipare ad un processo che possa portare, in tempi brevi, ad una riforma delle professioni che contribuisca al rilancio dell’economia italiana, alla migliore tutela dell’utente, e alla valorizzazione del sistema delle professioni italiane. L’Italia è la culla del sistema ordinistico e ne rappresenta la tradizione secolare. Per costruire un sistema duale avanzato bisogna unire la nostra tradizione a quella dei paesi a più alto tasso di crescita dove il rapporto tra prestazioni professionali riservate e non riservate è di mutuo scambio, reciproco arricchimento e riconoscimento. In questa ottica è nostro dovere ed interesse contribuire alla realizzazione dell’obiettivo del consiglio europeo di Lisbona, volto trasformare l’Unione Europea nell’economia basata sulla conoscenza più dinamica e competitiva del mondo. Il sistema paese, d’altronde, deve, per incrementare la propria competitività sullo scenario internazionale, colmare il deficit negativo nel bilancio dei servizi professionali. Le opportunità di un’Europa allargata, la crescita economica dei paesi asiatici, non possono sfuggire alle imprese, tantomeno al mondo delle professioni. La domanda sempre più sofisticata di prestazioni professionali legate alla persona, alla sua tutela e benessere deve essere soddisfatta da elementi normativi che forniscano al mercato informazioni chiare e trasparenti. Dopo un periodo di conflittualità, o, forse, di malintesi, è per noi necessario riprendere il dialogo con gli ordini professionali non da posizioni antitetiche, ma, con senso di responsabilità e nell’ambito della reciproca autonomia e diversità, ripartire dai punti condivisi che sono, a nostro avviso, più di quanto sia sembrato negli ultimi due anni. Crediamo nell’urgenza della realizzazione di un sistema che si fondi su una visione in cui professioni “non regolamentate” e riconosciute possano lavorare fianco a fianco per migliorare la soddisfazione del cliente e contribuire all’incremento della competitività del sistema-paese. Se l’obiettivo da porci è comune auspichiamo che si realizzi una concertazione con gli ordini priva di veti incrociati e di accordi al ribasso. E’ vero, alcuni nodi importanti sono da sciogliere, ma se continuiamo a tenere ancora tutto bloccato facciamo danno a noi stessi, ordini e professioni non riconosciute, e questo già dovrebbe essere rilevante, ma, soprattutto, ad allo sviluppo e alla crescita del nostro paese. Il punto cardine che ci trova direttamente d’accordo con gli ordini, e che potrebbe costituire una agile base di partenza, è adottare una forma di riconoscimento delle professioni non regolamentate “leggero”, che salvaguardi il libero esercizio delle professioni stesse senza creare ingessamenti ostativi al fluire di nuove conoscenze e mestieri. Chiediamo, per dirla con uno slogan, il riconoscimento nella libertà. Il riconoscimento delle professioni non regolamentate, d’altronde, non intende creare nuove esclusive, né implicite, né esplicite, ma definire utili segnali al mercato in merito a profili formativi, deontologia, aggiornamento continuo. Per realizzare questo obiettivo riteniamo sia urgente l’avviamento (e ciò forse sarebbe auspicabile anche per le professioni regolamentate) di un sistema di qualità che promuova, nel solco tracciato della normativa europea, l’adesione volontaria del professionista a percorsi di certificazione presso enti terzi accreditati al fine di rimuovere elementi di autoreferenzialità tra controllore e controllato. Riteniamo che tale sistema di accreditamento, già consolidato nel mondo dell’impresa e applicato con successo ad alcune categorie professionali, possa fornire al mercato indispensabili criteri di selezione dei professionisti “non regolamentati” tramite la tracciabilità di riferimenti scientifici ed etici certi, verificabili e operanti nella logica del miglioramento continuo. Il ruolo delle associazioni resta comunque fondamentale. Infatti, indipendentemente da leggi o regolamentazioni, già ora le associazioni di professionisti riconosciuti hanno un ruolo cardine nella promozione di programmi di formazione, aggiornamento e nella definizione dei criteri di deontologia. Le associazioni contribuiscono, inoltre, ad alimentare un processo di coagulazione della moltitudine parcellizzata di professionisti non regolamentati in parte sociale, che potrà, in un futuro prossimo, dotare il meccanismo della concertazione di un attore economico già rilevante sul mercato ma ancora debole sul fronte della contrattazione. In questo contesto è urgente lo sviluppo di una cassa di previdenza per i professionisti non riconosciuti a tutela, soprattutto, del futuro delle giovani generazioni che alimentano le professioni di nuove conoscenze in un contesto normativo e sociale ancor oggi incerto e precario. Vi è da dire che, nell’ambito della ricerca di forme innovative di welfare per i professionisti non regolamentati, abbiamo apprezzato la qualificata opera dei sindacati confederali, autonomi e della Confederazione sindacale italiana Consap nell’elaborare forme contrattuali adatte alle esigenze del settore. (…) Il mondo delle professioni non riconosciute viene ancor oggi considerato soggetto residuale per ciò che riguarda la capacità e la forza di orientare il legislatore ad elaborare provvedimenti che riguardano la politica economica e sociale del paese. Il riconoscimento delle professioni non regolamentate ha il compito di dare dignità sociale a questo universo composito, al fine di fornire un contributo all’elaborazione degli studi settoriali, al miglioramento del rapporto università-lavoro, alla definizione di organizzazioni professionali in grado di competere con i nostri concorrenti stranieri. Assoprofessioni nasce infatti con lo scopo di unire il mondo delle professioni non riconosciute e, pertanto, sostiene l’opera delle associazioni dei professionisti “non regolamentati” che hanno contribuito al miglioramento scientifico ed etico delle professioni e lavorato, sia come singole che come appartenenti a federazioni e coordinamenti per il riconoscimento delle loro professioni. Auspichiamo inoltre una collaborazione fattiva con il Cnel, che, nel corso degli anni stimolato la crescita delle associazioni di professionisti non regolamentati. Ma, dai tentativi esperititi nel passato, che, purtroppo, non hanno avuto un seguito concreto, abbiamo appreso che una chiara differenziazione tra rappresentanze di professionisti regolamentati e non regolamentati potrà essere la chiave di volta per raggiungere, nella reciproca autonomia, un equilibrio avanzato che ponga il sistema professionale nel suo complesso quale motore della crescita del sistema economico e che fornisca le migliori garanzie ai cittadini e alle imprese. Con lo sviluppo di un dialogo tra entità realmente diverse, ma non necessariamente contrapposte, riteniamo che quanto sia stato fatto sinora con la bozza Vietti possa essere una base per arrivare ad un riconoscimento delle professioni non regolamentate in un contesto di libertà di esercizio. E’ importante mettersi subito all’opera, imprimendo forza alla ricerca di un cambiamento nel mondo dei saperi che possa giovare all’economia del paese in un quadro di riforme concertato e ampiamente condiviso. |
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