![]() |
|||||
| Contatti Mappa Links | |||||
| a | a | a | a | ||
| Manifesto | | Organizzazione | | Comunicati | | Stampa | | Documenti |
| Home > Stampa > E' ora di creare un tavolo dei coraggiosi |
E' ora di creare un tavolo dei coraggiosi |
Giorgio Berloffa |
|
L'occasione non può essere nuovamente persa. È necessario superare tutti gli ostacoli che possono rallentare i lavori del legislatore sulla bozza di disegno di legge Mastella, per consentire alle professioni di agganciare i timidi segnali di una ripresa economica e alimentarla. Gli obiettivi di Lisbona non sono svaniti e devono essere uno stimolo per un accordo non tanto tra volonterosi, ma tra coraggiosi. Infatti, la buona volontà di fare una riforma delle professioni c'è sicuramente da dieci anni, ma il coraggio è, invece, sempre mancato. È proprio da un confronto tra diversità che può nascere una utile sintesi per dare un contributo concreto a un assetto dell'economia della conoscenza in grado di competere in Italia e all'estero. In questo contesto è da raccogliere con interesse la sfida posta dal disegno di legge di iniziativa popolare proposto dal Cup, invitandolo espressamente a un confronto, allargato a Confindustria, volto a trovare una soluzione possibile da mettere sul tavolo della commissione giustizia. Abbiamo apprezzato lo spirito generale della proposta degli ordini sia per quanto riguarda il principio di sussidiarietà sia per il rimarcare che è necessario riconoscere prima la professione e poi, a ricaduta, l'eventuale associazione di rappresentanza (come sempre affermato da Assoprofessioni), ma non possiamo accettare l'ostinazione, formulata nell'art. 14, con la quale si insiste nel vincolare il riconoscimento delle nuove professioni alla verifica di eventuali sovrapposizioni con le attività professionali svolte dall'appartenente a un ordine. È un pensiero di retroguardia, allontana un necessario confronto dove non possono esistere ´figli' e ´figliastri'. È peraltro da sciogliere, una volta per tutte, un'ambiguità di fondo: le professioni non regolamentate possono svolgere anche ´parcelle' di attività, non riservate, in concorrenza con gli ordini. Negare tale realtà sarebbe deleterio, come è deleterio lasciarla a tutt'oggi senza indicatori di qualità e deontologia. Trovare una soluzione ragionevole significa fare reciproche concessioni e reciproci sacrifici. Lo ripetiamo: la nostra visione di fondo implica che le professioni ´non regolamentate' e regolamentate possano lavorare fianco a fianco per migliorare la competitività del sistema paese. Per le professioni non regolamentate la nostra richiesta potrebbe essere riassunta in tre principi base che sono: libertà di esercizio, certificazione di qualità di terza parte, riconoscimento delle nuove professioni prioritario o contestuale a quello delle associazioni. Posto che le associazioni che hanno sposato, lavorandoci alacremente, tale approccio non hanno il mito della autoreferenzialità e sono disposte a rinunciare a essere sovrane di piccoli regni, è da chiedere agli ordini quali potenziali sacrifici siano disposti a fare. Non è certo una limitazione di sovranità accettare, una volta per tutte, che l'eventuale azione ricognitiva che il governo dovrà fare per riconoscere le nuove professioni tenga conto della realtà che si è consolidata al fine di poterle dare finalmente un assetto stabile. |
| ©2004 Assoprofessioni Home Contatti Mappa Links | Manifesto Organizzazione Comunicati Stampa Documenti |